
Monopoli Azionario
Un tabellone come banco di prova: mercati, istituzioni e moneta simulati abbastanza sul serio da poterci sbagliare dentro.
La sera in cui il tavolo ha dovuto stampare moneta
Terza partita, turno quaranta e qualcosa. Il Governo deve pagare una cedola e non ha la cassa: il pagamento non avviene, diventa un arretrato, e sullo schermo si apre un referendum. Il tavolo deve decidere se autorizzare la creazione di moneta.
Chi non ha titoli in mano vota no per istinto: perché regalare potere d'acquisto a un Governo che ha speso male? Poi si accorge di una riga in fondo alla schermata: finché resta in default, il Governo paga cinque punti base di premio al rischio per ogni turno di arretrato, e quel premio entra nella scala di ogni asta successiva. Cioè: il no fa salire i tassi per tutti, e chi ha comprato titoli — magari proprio chi sta votando no — vede il proprio capitale valere meno.
Nessuno ha scritto quella regola come "dilemma". È uscita da sola dall'incastro di un bilancio pubblico, di un'asta e di una curva dei rendimenti. È esattamente il motivo per cui questo progetto esiste.
Non è un Monopoli con qualche regola in più
È un simulatore di mercati finanziari su tabellone Monopoli, con un sistema macroeconomico coerente sopra il gioco da tavolo. La differenza si vede da una domanda sola: quanto di quel negozio hai comprato?
La proprietà è frazionata. Non compri il negozio, ne compri il 10%, il 30%, il 60% — e da lì scende tutto il resto. "Non comprare" smette di essere un evento e diventa uno stato continuo: resta sempre un pezzo sul mercato, sempre contendibile.

Sopra il tabellone vivono un Governo con conto economico e stato patrimoniale, una Banca Centrale che crea e distrugge moneta, una curva dei rendimenti che si forma all'asta, un indice dei prezzi, un'imposta con regola di aggiustamento automatica e un default tecnico da cui si esce solo col voto del tavolo.
E c'è un'invariante che tiene tutto insieme:
Σ denaro dei giocatori + cassa Governo + cassa Banca Centrale
= moneta iniziale + moneta creata + monetizzazioni
Verificata all'euro, scarto 0,000000. Ogni euro che appare ha un nome: nasce da un mutuo, da un acquisto della Banca Centrale o da una stampa autorizzata dal tavolo. Tutto il resto sono trasferimenti. È la disciplina che rende la macro credibile invece che decorativa: in un gioco dove le caselle bruciano denaro, l'economia deflaziona da sola e l'inflazione diventa una finzione.
La quota, e cosa comporta

Da qui nasce il mercato: le quote si vendono solo fra giocatori, in bacheca o in trattativa privata, e non esiste un compratore di ultima istanza. Chi ha bisogno di cassa e non trova acquirenti non ha una via d'uscita comoda: chiede un mutuo, impegna garanzie e rischia l'escussione. La tensione della partita sta lì, nella liquidità, non nel dado.
Il tasso non si calcola: si osserva
È la parte di cui vado più orgoglioso, ed è quella che sorprende chi gioca la prima volta. Nessuna formula decide i tassi. Ogni turno il Governo posta una campana di tranche da €100 centrata sul tasso corrente; i giocatori comprano dal rendimento più alto al più basso; il rendimento dell'ultima tranche assegnata diventa il tasso, e si muove subito, dentro l'acquisto.
L'equilibrio è a metà scala. Domanda sottile → il marginale resta in alto → il Governo paga di più. Domanda che assorbe tutto → il marginale scende → paga meno.

Il Governo colloca il fabbisogno nuovo sulla scadenza che in quel momento gli costa meno, e così la curva si muove da sola. La quinta scadenza — la policy a cinque turni — è riservata alla Banca Centrale: i giocatori la vedono, non la possono comprare. Quando la Banca Centrale compra, il Governo incassa senza drenare i giocatori, il suo fabbisogno cala, colloca meno carta e i rendimenti scendono da soli: la trasmissione è di mercato, non un decreto.
Tarare tutto questo è stato il lavoro vero. Una distribuzione piatta al posto della campana faceva salire il marginale di 190 punti base in venticinque giri; un rialzo automatico a ogni asta deserta portava la curva da 0,55% a 2,70%; prendere come riferimento il massimo rendimento venduto invece del marginale significava +10 pb per ogni asta in cui si vende, per sempre. Ogni parametro che sembra arbitrario è la cicatrice di una misura andata male.
Il Governo: un bilancio, non un bancomat

Il Governo incassa imposte sulle vendite, affitti sulle quote che non ha ancora collocato e interessi sui mutui; paga il bonus del VIA, il welfare e le cedole. Il collocamento di titoli non è un ricavo: è finanziamento, e tenerli separati è ciò che impedisce di far sembrare sano un governo che si indebita per pagare gli stipendi.
Da quel bilancio escono quattro segnali — fabbisogno, leva, copertura degli oneri, durata media del debito — e una regola fiscale che muove l'aliquota dentro una banda, con lentezza: congelata per i primi trenta turni, poi al massimo un ritocco ogni quindici.
Poi ci sono sette impegni garantiti (il bonus del VIA, le cedole, i rimborsi a scadenza, il rimborso alla Banca Centrale, il reddito di cittadinanza, il sussidio, il riacquisto di un titolo). Se ne salta anche uno solo, si apre il default della sera che ho raccontato all'inizio. Lavori pubblici e nuovi collocamenti immobiliari, invece, sono discrezionali: se non c'è cassa, semplicemente non si fanno.
La Banca Centrale: tre facoltà e un tetto

Opera solo sulla scadenza corta e può fare tre cose: rinnovare le scadenze (moneta ferma), lasciarle scadere (moneta ritirata, che si ferma sul suo conto), sottoscrivere nuove tranche (moneta immessa). Prima spende la cassa già ritirata, e solo dopo crea: la moneta nuova è l'ultima risorsa.
Reagisce allo scarto dell'inflazione dalla propria norma — media degli ultimi trenta turni, banda morta di mezzo punto — con un tetto al 20% della moneta che si fa rispettare, non si guarda soltanto: sopra il tetto smette di rinnovare, esattamente come in stretta. E la card dice in chiaro la distinzione che di solito si perde: quanta moneta è stata creata dal nulla e quanta è stata ritirata e sta ferma lì. Sono due cose diverse, e sul tavolo si vede.
Che cosa si può fare, oltre a tirare i dadi
Assicurarsi su una casella. È un'opzione digitale: paga il nozionale se l'assicurato finisce su quella casella entro T turni. La probabilità non è stimata: viene da una catena di Markov a 40 stati con la casella resa assorbente, validata in Python e in JavaScript, che include il teletrasporto della prigione e il ramo probabilistico delle scorciatoie. Due proprietà escono da sole: una casella del tabellone ha probabilità zero e non è assicurabile, e la Prigione è la copertura più cara, perché il teletrasporto la rende un attrattore. Il tempo che conta è da lancio a lancio, non da turno a turno.

Indebitarsi. Mutui su quattro scadenze, ognuna prezzata sul proprio punto di curva per uno spread. Un mutuo può avere molte garanzie, ciascuna col suo LTV — titoli 90%, crediti 80%, quote e azioni 70%, crypto 60% — e se la rata non viene pagata l'escussione avviene a lotti minimi: il Governo prende quanto basta a coprire la rata, non l'intero mutuo, e il mutuo prosegue con la garanzia residua.

E poi: trattativa privata simmetrica (offro / chiedo, con controproposta), prestiti fra giocatori, azioni di quartiere che scontano gli utili al netto d'imposta, crypto e quote latte scambiabili solo a unità intere, cinque personaggi con abilità che cambiano davvero la strategia (il Banchiere si indebita senza spread, il Costruttore paga il 20% in meno gli investimenti, il Fortunato ri-tira a prezzo raddoppiante dopo aver visto la casella), la Borsa Lampo che si apre passando in transito dalla Prigione, e l'esclusiva di quartiere che raddoppia gli affitti — cioè potere di mercato che genera inflazione misurata, e la genera da sola.
Guardare l'economia mentre succede

Non ci sono numeri nascosti dal banco. La curva dei rendimenti, l'indice dei prezzi, il bilancio del Governo, il portafoglio della Banca Centrale sono tutti sul tavolo, e sono tutti conseguenza di quello che i giocatori hanno fatto. Quando l'inflazione sale non è perché uno script ha deciso: è perché qualcuno ha formato un'esclusiva di quartiere, o perché il tavolo ha votato di stampare.
È questo che rende il progetto interessante più del gioco in sé. Un modello macro letto su un libro resta astratto; qui la stessa dinamica ti arriva addosso mentre stai cercando di vincere, con altre persone che remano in direzioni diverse. Si capisce prima e meglio perché una banca centrale non "decide" un tasso, perché un premio al rischio si paga anche quando sembra ingiusto, e perché la liquidità conta più del patrimonio.
Com'è fatto
Un solo file HTML — motore, interfaccia e dati dentro — di circa diciottomila righe, che vive in due modi: in locale, aprendo il file, e online in multiplayer sincrono su monopoly.micheleferramola.com, con tavoli a invito, sala di setup collaborativa, chat privata fra giocatori e riconnessione automatica. Il server tiene una copia autorevole della partita per ogni tavolo ed esegue la stessa pagina del client: i browser mandano intenti, ricevono lo stato e ridisegnano solo le zone che sono davvero cambiate.